
Per navigare non basta mettere in mare un’imbarcazione e salirci sopra ma bisogna avere conoscenze precise (del mezzo, delle modalità di navigazione, del contesto-ambiente in cui si vuole navigare), un programma di navigazione, una meta. Lo stesso vale per la navigazione in internet; la metafora calza a pennello!
Saper navigare, sicuramente ridurrà al minimo i “rischi della navigazione†e
potrà trasformare l’esplorazione del Web in una vera e propria “esperienza
educativaâ€, come sostengono Ibrahim e Franklin, per i quali navigare è imparare.
In effetti la navigazione in Internet può, a mio avviso, favorire lo sviluppo di abilità quali per esempio l’elaborazione di strategie (l’individuazione di percorsi)
per raggiungere l’obiettivo fissato. E questo non è forse il “problem solvingâ€, una delle competenze che noi insegnanti dovremmo far acquisire ai nostri alunni?
Penso quindi che internet non debba essere demonizzato, né considerato “off
limits†per i ragazzi. Così come nel “mondo reale†si corrono dei rischi che però spesso possono essere evitati o per lo meno affrontati consapevolmente, se inevitabili, cercando di ridurne al minimo gli effetti, anche nel mondo parallelo rappresentato da internet, “mondo nuovo†come taluni lo appellano, accade la stessa cosa.
Non possiamo impedire ai ragazzi di fare le loro esperienze e oggi, l’uso della rete, è diventata una di queste esperienze. Piuttosto abbiamo il dovere di informarli adeguatamente sui pericoli che potrebbero incontrare e suggerire loro tecniche per evitarli. Dovremmo inoltre cercare il più possibile di “affiancarli†nelle loro attività online per aiutarli, se necessario, a evitare o a gestire situazioni di rischio. Tuttavia talvolta correre dei rischi è lo “scotto†da pagare per avere altre opportunità .
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ICT e ICT nella didattica: generalitÃ
Le ICT ( Information and Communication Technology), ossia l’insieme delle tecnologie che consentono di elaborare e comunicare l’informazione attraverso mezzi digitali, si sono diffuse in tutto il globo in meno di due decenni, tra la metà degli anni Settanta (nascita dei primi personal computer) e la metà degli anni Novanta (esplosione di Internet), per arrivare ai giorni nostri col web 2.0.
Risultato: cambiamento radicale delle modalità di elaborazione, di diffusione e di comunicazione tra le persone.
Da questa “rivoluzione tecnologica†scaturisce la necessità di diffondere la conoscenza delle nuove tecnologie e delle loro modalità d’uso, in modo che nessuno risulti escluso (significativa l’idea, dovuta a Nicholas Negroponte, di fornire anche i bambini dei cosiddetti “paesi poveri†di computers a basso costo). Tra i diritti delle persone bisognerà in futuro garantire il diritto di accesso alla comunicazione elettronica, affinché anche ai soggetti più svantaggiati sia consentita la possibilità di informarsi e comunicare.
Un buon inizio, in tal senso, si è avuto con l’introduzione nella didattica delle ICT che ha segnato un importante cambiamento e sicuramente ne produrrà di ulteriori. Penso, per esempio, alla progressiva introduzione nelle classi della LIM (Lavagna Multimediale Interattiva) che consente di gestire, grazie al suo schermo touch screen, con un semplice tocco, file di testo, immagini, suoni, video e la navigazione nel web; inoltre la possibilità di registrare tutto il flusso delle azioni che si realizzano sulla lavagna, di catturare schermate o fotogrammi e di rielaborarli, può fornire un valido punto di partenza per successive riflessioni e approfondimenti, rendendo sempre accessibile “il percorso†che non scompare al “suono della campanellaâ€. E’ inoltre favorita la documentazione didattica, un importante aspetto del lavoro degli insegnanti ma quasi sempre ignorato.
Il diverso approccio alla conoscenza che sicuramente sta influendo sugli stili cognitivi, da taluni è considerato solo artefice della diminuzione delle tradizionali abilità logiche, altri invece sostengono che potrà far comparire e affermare competenze diverse e più adatte ai “digital nativesâ€, abituati a comunicare prevalentemente con modalità multimediali. L’evoluzione della specie umana continua … secondo Win Veen ora saremmo giunti all’ “Homo zappiens†( neologismo formato dalle parole zapping e sapiens) che ricerca e impara secondo modalità nuove derivate dall’uso dei nuovi media.
E’ chiaro che a questi studenti non è più possibile proporre monotone attività tradizionali, ma modalità e strumenti di lavoro dovranno essere ripensati per adeguarsi ai nuovi stili cognitivi. Le ICT sono senz’altro un aiuto in questo senso, vista la possibilità che forniscono di trasformare la lezione da “lineare†(monotona-demotivante) a “multimediale†(interessante-motivante), con frequenti variazioni delle modalità e degli strumenti di lavoro e in grado di creare apprendimenti significativi.
Ma allora: “Le ICT favoriscono o no l’apprendimento?â€.
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Al sopravvenire – come afferma lo studioso, Walter Ong – di una nuova “tecnologia della parolaâ€, cambiano le modalità comunicative e, aggiungo io, le modalità d’accesso alla conoscenza.
Questo cambiamento è destinato a riflettersi sui processi d’insegnamento e apprendimento. Ciò sta avvenendo in relazione alle nuove tecnologie (new media) ed è avvenuto in passato con i vecchi media.
Il XX secolo si può considerare il secolo della comunicazione di massa, ossia una comunicazione rivolta contemporaneamente e in modo indifferenziato ad una moltitudine di persone (one-to-many). L’avvento dei mass media ha favorito una più rapida e “globale†diffusione delle conoscenze, creando tuttavia un sovraccarico informativo che può disorientare e che rende necessaria un’attenta verifica delle fonti.
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