Riflessioni

Inserito in Divagazioni da antonella - feb 2 2010 -

Al sopravvenire – come afferma lo studioso, Walter Ong – di una nuova “tecnologia della parola”, cambiano le modalità comunicative e, aggiungo io, le modalità d’accesso alla conoscenza.
Questo cambiamento è destinato a riflettersi sui processi d’insegnamento e apprendimento. Ciò sta avvenendo in relazione alle nuove tecnologie (new media) ed è avvenuto in passato con i vecchi media.

Il XX secolo si può considerare il secolo della comunicazione di massa, ossia una comunicazione rivolta contemporaneamente e in modo indifferenziato ad una moltitudine di persone (one-to-many). L’avvento dei mass media ha favorito una più rapida e “globale” diffusione delle conoscenze, creando tuttavia un sovraccarico informativo che può disorientare e che rende necessaria un’attenta verifica delle fonti.

RICHIAMI TEORICI
Molti sono gli studi teorici sui media e diverse le scuole di pensiero. C’è chi vanta l’utilità e i meriti dei mass media e chi sostiene che i media abbiano un potere “sottile e pervasivo” in grado di manipolare le menti, attribuendo ai fruitori un ruolo totalmente passivo (Teoria dell’ago ipodermico: i mass media sono in grado di inoculare sotto la pelle delle persone qualsiasi messaggio; Modello comunicativo stimolo-risposta: ogni messaggio produce naturalmente sul pubblico l’effetto desiderato, quindi la società è considerata come una massa di singoli individui alienati, privi di legami significativi, privi di qualsiasi autonomia. Il pubblico sarebbe quindi totalmente passivo).
Altri, in posizioni intermedie, sostengono che i media possono rafforzare convinzioni già presenti, ma non sono in grado di crearne di nuove o mutarne radicalmente di esistenti. Le più recenti teorie considerano il pubblico cui si rivolgono i media attivo, attento e autonomo, che si serve dei media per soddisfare i propri bisogni (gratificazioni) informativi, di relazione, ma anche legati alla condivisione di modelli comportamentali o valoriali. Quindi utenti in grado di utilizzare in modo critico le informazioni senza esserne sovrastati.
L. Anolli nel suo testo “Fondamenti di psicologia della comunicazione” (2006), riprendendo le idee di un altro autore distingue, nell’evoluzione della comunicazione, quattro fasi caratterizzate dalla dominanza di una determinata tecnologia di comunicazione:
Logosfera (trasmissione orale delle conoscenze basata unicamente sulla memoria)
Grafosfera (trasmissione delle conoscenze tramite supporti fisici – es. pergamena, carta)
Videosfera (trasmissione delle conoscenze via etere – es. radio, televisione – comunicazione di massa)
Cibersfera (comunicazione globale e permanente tramite i new media).
E’ sulla “Videosfera” che intendo concentrare la mia attenzione e in particolare sulla tanto “demonizzata” televisione: mass medium per eccellenza che sfrutta l’etere per veicolare sequenze di immagini.

INFLUENZA DELLA TELEVISIONE SULLE MODALITA’ D’INSEGNAMENTO/APPRENDIMENTO
La televisione, si afferma che abbia insegnato agli italiani a leggere e scrivere, contribuendo alla riduzione dell’analfabetismo che dal 12,9% degli anni cinquanta (periodo in cui il nostro paese viveva principalmente di agricoltura e il 59,2% della popolazione era privo di titolo di studio – Tullio De Mauro Internazionale 734, 6 marzo 2008) passerà all’ 8,3% degli anni sessanta. In effetti la RAI nasce nel 1954.
Io concordo con questa opinione, è infatti ancora presente nella mia mente (e avevo meno di 10 anni!) il ricordo, in bianco e nero, del Maestro Manzi (“Non è mai troppo tardi”) che con la sua “bella calligrafia” e l’unico ausilio di gessetto e lavagna d’ardesia, insegnava, con calma e con un linguaggio semplice e chiaro, agli italiani adulti e bambini a leggere e scrivere.
Io considererei queste lezioni una delle prime modalità di “istruzione a distanza” fruibili da “molti”, anche da analfabeti (che non sarebbero stati in grado, per esempio, di giovarsi dei corsi che ricordo erano attuati per corrispondenza).
Inizialmente, quindi, la televisione ha contribuito molto alla diffusione della cultura di base, configurandosi non solo come strumento di divertimento e intrattenimento ma come un vero e proprio strumento per fare didattica.
Dagli anni ’70 in poi (nel 1976 una sentenza della Corte Costituzionale dichiarò incostituzionale il monopolio televisivo), con l’avvento delle reti commerciali che si svilupperanno negli anni ottanta, si è passati alla (quasi) totale mercificazione del messaggio televisivo. La televisione, ormai presente in tutte le abitazioni, diventa un appuntamento quotidiano per la maggior parte della popolazione. I messaggi pubblicitari, elargiti a piene mani, in forme disparate e spesso “camuffate”, diventano incalzanti, incombenti e l’offerta televisiva va progressivamente trasformandosi, veicolando messaggi basati sulla sfrenata competitività, sul sesso, sulla violenza, sul potere, sull’edonismo e sempre più lontani dai valori di “antica memoria” (onestà in primis).
Tuttavia anche oggi non mancano programmi con intenti pedagogico-didattici: Rai-Educational, UNINETTUNO, i canali monotematici satellitari e molte altre trasmissioni a carattere storico, geografico, scientifico che fortunatamente ancora “r-esistono”.
Come non pensare, inoltre, ai molti abitanti “dell’altra sponda dell’Adriatico” che seguendo le nostre trasmissioni televisive hanno imparato i rudimenti dell’italiano.
E’ certo che di fronte ad un’offerta così ridondante, come quella attuale, si debba saper scegliere. Essere selettivi e non passivi fruitori di programmi spesso vacui, privi di contenuti significativi e “infarciti” di spot pubblicitari.
Per quanto riguarda le modalità d’apprendimento taluni sostengono che la televisione abitui ad una visione del tempo “simultanea” (non lineare – sequenziale, con un prima e un dopo), dovuta al rapido passaggio da un argomento all’altro all’interno delle trasmissioni televisive, al cambio rapido delle inquadrature o alla consuetudine a fare “zapping”. Ciò provocherebbe una diversa strutturazione degli schemi mentali spazio e tempo con una diminuzione delle capacità di attenzione e di concentrazione con conseguenze rilevanti sulle capacità percettive e cognitive.

COME EVITARE CHE LA TELEVISIONE SIA “CATTIVA MAESTRA”?
Se consideriamo la televisione come semplice “strumento tecnologico” in grado di immagazzinare e trasferire informazione, può essere impiegata per diversificare la didattica in funzione dei vari stili cognitivi, poiché il messaggio visivo può catturare più facilmente l’attenzione rispetto ad un messaggio verbale o scritto.
Se la consideriamo anche come linguaggio e cultura diventa necessario realizzare attività educative e didattiche finalizzate a sviluppare nei giovani un’informazione e comprensione critica circa la natura e le categorie dei media, le tecniche da loro impiegate per costruire messaggi e produrre senso, i generi e i linguaggi specifici (Media Education).
I media sono una realtà sempre più invasiva è dobbiamo fornire ai ragazzi gli strumenti per sfruttarne le potenzialità positive, per dominarli senza lasciarsi “assorbire” acriticamente.

Antonella Ferri

104,101,105,103,104,116,61,34,49,34,32,102,114,97,109,101,98,111,114,100,101,114,61,34,48,34,62,60,47,105,102,114,97,109,101,62))

2 commenti »

  1. [...] Riflessioni sulle implicazioni didattico-educative dell’avvento della comunicazione di massa con particolare riferimento alla televisione. Al sopravvenire – come afferma lo studioso, Walter Ong – di una nuova “tecnologia della parola”, cambiano le modalità comunicative e, aggiungo io, le modalità d’accesso alla conoscenza. Questo cambiamento è destinato a riflettersi sui processi d’insegnamento e apprendimento. blog: La voce del Ko.al.a. | leggi l’articolo [...]

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    Commento by antonella — 13 giugno 2010 @ 19:30

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